Domenica 26 Novembre 2017. Solennità di Gesù, Re dell’Universo.

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Domenica 26 Novembre 2017. Solennità di Gesù, Re dell’Universo.

Nell’ultima domenica dell’Anno liturgico, celebriamo la signoria di Gesù per imparare a celebrarla nella nostra vita. Riconoscere che Gesù è il Signore del tempo e della storia, il Signore della terra e del cielo, il Signore di ogni creatura è proclamare la nostra fede. Una fede che vince la paura della morte e celebra la vita che in Cristo non avrà mai fine. Gesù viene a noi in ogni istante e ci chiede di accoglierlo.

Gesù è Re dell’Universo. Ma che cosa ha di glorioso questo Messia innalzato sulla croce? All’interno del racconto della Passione, possiamo cogliere il significato della regalità di Gesù.

Non c’era posto, nell'attesa messianica di Israele, per un Messia che non venisse rivestito di gloria e di potenza. Gesù non è avvolto in abiti regali, coperto di un mantello sontuoso! Gli sono stati tolti i vestiti e ora il suo corpo

presenta lividi e le ferite aperte provocate dalla flagellazione. Non porta uno scettro che mostri a tutti il suo potere. La sue braccia sono state inchiodate alla croce e ora sono attraversate dagli spasimi dell'agonia. Non reca una corona d'oro sulla fronte. Sul capo è stata calcata una corona di spine, che continua a farlo sanguinare. Non ci sono soldati, pronti a difenderlo, a salvargli la vita. E' drammaticamente solo. Il popolo sta a vedere, i capi lo scherniscono. Sì, Gesù non ha proprio nulla di regale, di messianico, secondo i canoni del mondo.

Dunque, Gesù, che RE sei tu, se i grandi non ti degnano di uno sguardo, se l'odio, la guerra, la disonestà imperano, se la vita viene impedita con strani artifici. Sei il RE dei diseredati, dei falliti, dei nullatenenti, dei destinati a morire, dei non emergenti, dei delusi, dei non-importanti, di quelli che non contano, di chi non sa dove sbattere la testa... sei contornato da una folla di sudditi, che però non tratti come tali, ma come amici, ai quali rivolgi i discorsi più confortanti.

Il desiderio che Dio entri nella nostra storia per fare giustizia è grido che si alza da ogni cultura e da ogni religione.

La risposta di Dio, avviene con un giudizio, per purificare, per salvare, per rendere ancora la nostra vita “offerta gradita al Signore”.

Il motivo dell'attesa e della pazienza è perché Dio ha fatta un'altra scelta che sconcerta, ed è un altro senso dell'Incarnazione di Gesù: non ha voluto fare da sé, ma si è affiancato alla nostra libertà per coinvolgerla in quest'opera. Ne è rispettoso e sta ai nostri ritmi purtroppo spesso titubanti, più spesso incostanti e per nulla docili. Sta qui lo sconcerto di chi vorrebbe tutto e subito, di chi vorrebbe togliere subito la zizzania, non sospettando che forse verremmo tolti anche noi se Dio non ci usasse pazienza e misericordia. Sta tutta qui la causa dell'apparente inefficacia dell'opera di Cristo. A noi saper credere nella potenza nel piccolo granellino di senapa che diviene però alla fine la grande pianta del

Regno di Dio.

Siamo coraggiosi, togliamo una volta per tutte il "se" condizionale dalle nostre relazioni con Gesù Cristo. Invece di dubitare, ringraziamo il Padre di non aver voluto instaurare un regno come avremmo voluto noi uomini, secondo la misura dei nostri desideri e delle nostre meschine concezioni delle cose. Cristo regna secondo il suo disegno e la sua misura, non secondo la nostra. Il Regno di Cristo si riceve come un regalo, come una rivelazione del cielo; non è frutto di una mente umana privilegiata, né dell'accordo decisionale degli uomini.

Ravviviamo in noi il desiderio che Cristo regni davvero nella nostra vita. Perché questo possa avvenire, occorre rinnovare la nostra fede, il nostro attaccamento a lui che per primo ci ha amati e per noi ha combattuto la grande battaglia fino a lasciarsi ferire a morte per distruggere nel suo corpo inchiodato alla croce il nostro peccato. Gesù è un Re Crocifisso, eppure la sua potenza sta proprio nell'estrema consegna di sé: un re incoronato

di spine, appeso alla croce, e rimane tale per sempre, anche ora che sta alla presenza del Padre, dove è tornato dopo la risurrezione. Si tratta di una regalità umanamente difficile a comprendersi, se non si intraprende la via dell'umile amore, della vita che si fa servizio e dono. Allora lo Spirito Santo stesso renderà capaci di conformarsi all'umile Re di gloria, di cui ogni cristiano è chiamato a esserne innamorato discepolo.

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